Un salto nel futuro. Era la sensazione che si provava all'inizio degli
Anni 70 assistendo a una partita dell'Ajax, squadra leader di un movimento
che si stava prepotentemente affermando in Europa e nel
mondo.
Così ad Amsterdam al Rijksmuseum ammiravi l'arte di Rembrant
mentre allo stadio "de Meer" ti godevi quella di Cruijff, il fuoriclasse
del momento, solista e uomo squadra al tempo stesso.
All'epoca
l'Italia calcistica stava vivendo uno dei suoi periodi più fulgidi.
Insomma, pur vivendo in un'assurda autarchia, il calcio italiano si
sentiva con buona ragione uno dei più forti del mondo.
Che paura poteva
fare l'Olanda? Chi erano l'Ajax e Cruijff? Lo imparammo a nostre
spese. In due delle tre Coppe dei Campioni consecutive conquistate
l'Ajax superò in finali senza storia una squadra italiana: l'Inter nel
1972 e la Juventus nel 1973. Da sottovalutato, il "calcio totale" olandese
divenne un modello da seguire per quello italiano. Mancavano,
però, il talento, lo strapotere fisico, la mentalità, il senso di libertà
e responsabilità dei calciatori olandesi, che rimasero inimitabili.
Nel calcio, forse, non si inventa niente. Ma ci sono tanti modi di interpretarlo
e quello dell'Olanda dei primi Anni 70 è stato il più all'avanguardia.
Chi lo ha visto non lo dimentica!