La straordinaria sensibilità dell’autore nasce dal suo cuore sano e forte,
passa attraverso il corpo ferito e fragile e prende forma attraverso una protesi in plastica, legata al braccio, con la quale pigia tasti e riempie pagine di amore vero, per la vita e per il Toro.
In un contesto storico che inizia durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, un giovane fotografo torinese si trova a essere involontario testimone di un avvenimento inspiegabile. Il fatto segnerà la sua vita, affiancandola alle gesta di una squadra di calcio. È quel Grande Torino che, nel primo dopoguerra, rappresentava la rinascita dell'intera Nazione.
L'azione si sviluppa rapidamente tra ricordi di famiglia, giovani passioni e vivaci diapositive d'agonismo sportivo, restituendo un'immagine di un Piemonte semplice e laborioso, ormai superato dai tempi. Le suggestioni trainanti sono molteplici e incastrate tra loro: la velata malinconia,
consapevolezza del tempo che trascorre inesorabile è dominata dall'inquietante mistero dell'angelo, l'indefinito protagonista e metafora dei mille volti del destino, mentre il sogno s'intreccia con la realtà e ogni particolare diventa primo attore nel descrivere luoghi, volti e momenti. Il romanzo miscela angeli e passione sportiva, richiama paesi di provincia, amori, aeroplani, escogitando ipotizzabili, improbabili eventi.
Svelto si avviluppa senza soste e mentre il protagonista narra, si avvicina all'epilogo, tanto scontato, quanto improvviso e toccante, regalando al lettore un romanzo bellissimo di quelli che davvero restano dentro, addosso.